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martedì 2 febbraio 2016

Jiu Jitsu over 40? Nulla di nuovo....almeno per noi

Quando iniziai a rotolarmi su tappetini di gomma, a metà degli anni '90, ero all'apice della mia forma fisica. Se non altro, ero giovane ed ancora pieno di testosterone.
Non solo: disponevo del mio tempo libero in modo pieno e soddisfacente. Ciò, ovviamente, permetteva di impegnarmi in molti hobbies e di sicuro la pratica di alcune discipline marziali avevano la precedenza contando poi su una capacità di recupero che oggi, over 40, definirei sorprendente!

Sono passate diverse primavere e molti inverni e ricordare quegli anni di vigore da un lato è piacevole ma dall'altro...è segno inevitabile che il tempo fugge e che non sembra ripercorrere le stesse strade.

Sono passate ore ed ore sul tatami e molte di queste con infiammazioni che mi hanno accompagnato per molti mesi, quando non anni, ma ho avuto la capacità a tener duro anche quando gli affanni, gli accadimenti, gli impegni e le vicissitudini minavano o richiedevano totale impegno e attenzioni.

Ma davvero strabiliante è stato passare il mio tempo sul tatami con ragazzi e poi allievi, oramai divenuti uomini, che spegnevano candeline aggiungendo anni su anni.
Ci siamo così ritrovati adulti e molti di noi hanno raggiunto pericolosamente quota 40.

Oggi allo Zanshin Kai Jiu Jitsu non siamo in pochi nella fascia degli "anta" ma viviamo tale esperienza in modo naturale, semplice ed anzi meravigliandoci ancora delle nostre percezioni, delle nostre facoltà fisiche e mentali che riusciamo ancora a infondere nella nostra pratica marziale.

Condividiamo - e forse è inevitabile ma ciò non è scontato - le stesse aspettative: praticare per ottenere una buona forma fisica, mettere in gioco le nostre resistenze e forse dilatare lo spazio che intercorre tra l'arrogante gioventù e la stanca senilità.
Essere in grado di sostenere diversi rounds senza troppo cedere alla stanchezza e mostrare un buon Jiu Jitsu è il nostro primo scopo.
Praticare un Jiu Jitsu utile anche a preservare la nostra incolumità è diventato un incentivo per esplorare altre zone grige nel mondo del Jiu Jitsu brasiliano, come la difesa pessoal applicata poi senza partecipazione passiva dell'avversario.

E ciò ci porta inevitabilmente a selezionare le tecniche più congeniali e quelle che più si adattano alla nostra fisicità, alla nostra preparazione e ai nostri scopi. Lo oserei definire un Jiu Jitsu meno ossessivo e forse più meditato.

Abbiamo accanto a noi la nostra bottiglia d'acqua spalmata di integratori salini e nastri sempre pronti per fasciarci le dita.
Abbiamo con noi tutori per caviglie, ginocchia, spalle e polsi.
Abbiamo orari di lavoro spesso indecenti.
Abbiamo famiglie che richiedono presenza ed attenzioni.
Abbiamo impegni da adulti in un mondo di adulti.
Abbiamo poi altri interessi - evviva! - che ci arricchiscono come persone ma che chiedono tempo ed intelligenze.
Abbiamo stanchezze accumulate negli anni.
Ed abbiamo molte più scuse rispetto ai ventenni ma ci facciamo catturare rarissimamente da queste.
Abbiamo cicatrici, ossa deviate, respiri affannati e complicità di sguardi, quando a fine lezione siamo ancora lì a chiederci per ancora quanto tempo avremmo l'opportunità, o il privilegio, di poter frequentare il corso.
Poiché siamo prima di tutto praticanti e non spettatori dallo sguardo distratto non ci stiamo chiedendo quando cederemo ma se avremo compagni intelligenti con cui continuare la pratica per altri 40 anni.