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lunedì 28 settembre 2015

Come passare dalla parte del torto

Ovvero, come difendersi con entusiasmo e gagliardia e trovarsi poi a gestire diversi guai.

Ecco, propongo una scena:
"Il suono dell'allarme sul mio cellulare è assordante, e mi ricorda che da quel momento in poi, come ogni mattina, debbo celermente mettermi in moto.
Atti motori già ripetuti centinaia, migliaia di volte: salgo in macchina, metto in moto e mi avvio prima nei capillari e poi nell'aorta d'asfalto della mia città. Ingorghi infernali, miasmi di lamiere ed oggi, che son nervoso, mi scappa qualche parola di troppo. Un automobilista, anche lui già provato dai primi minuti della giornata, mi risponde a tono.

No, non lascio passare quella che leggo come un'offesa che mina il mio onore. Una parola tira l'altra e ci ritroviamo in mezzo alla carreggiata a gridarci arroganti parole a 5 cm. di distanza.
I freni inibitori del mio avversario-mobilista si sciolgono: egli mi lancia un sonoro ceffone con la sua possente mano destra. Ecco, era il segnale che aspettavo! Dopo mezzo secondo di esitazione lancio il mio gomito destro verso il volto di chi ha offeso la mia integrità, poi mi abbasso e gli cingo la vita. Non esito: lo alzo e lo porto a terra...gli punto il ginocchio sullo stomaco aiutandomi con qualche parolaccia di contorno, poi lancio qualche pugno sul volto. Quando poi egli alza un braccio per difendersi...eh, bum...lo avvolgo e vado per una bellissima chiave dritta al braccio.
Ma qualcosa va storto: egli, seppur emaciato, non demorde ed anche se con il braccio incastrato riesce a togliere la sua schiena da terra. Eh, ma io faccio Jiu Jitsu ed ho ancora il suo braccio tra le mie gambe, quindi, cosa fare? Chiudo ancora meglio il braccio ed applico ancora più forza all'articolazione del gomito. Dentro di me, per una frazione, sono convinto che l'avversario sentirà la pressione e batterà in segno di resa. Ma realizzo che egli si dimena e non conosce il convenzionale tocco di resa che pratichiamo sul tatami. Conscio che egli sta per lanciarmi una bomba di carne sul viso, decido di mettere ancora più pressione e....crack! Un netto suono che giustifica l'urlo dell'aggressore e quell'innaturale posa che ora assume il suo braccio.

Per secondi fatico a realizzare che posso, che debbo lasciargli il braccio, oramai diventato una innaturale V. Mi viene quasi da vomitare a quella vista così come le urla del pubblico non pagante che intanto ci avevano accerchiati per gustarsi la scena con decine di cellulari. Da lì a poco già saremmo stati pubblicati sul web.
Mi rialzo ma così non fa colui che mi ha offeso. Si contorce e mugola. Intanto arrivano le forze dell'ordine. Solitamente impiegano diversi minuti prima di arrivare, ma oggi sono stati assai celeri, dannazione!
Si fanno largo, mi bloccano. Chiedono spiegazioni...c'è tanto rumore ed io non sono poi così tanto sicuro su come si sono evoluti i fatti.
Ma basta guardare la persona al suolo per capire che il danno c'è stato.
Mi fanno calmare e poi mi chiedono cosa sia successo.
Dunque, dico alle forze dell'ordine che il tizio a terra aveva inveito contro di me parole molte brutte. Tipo: cretino, idiota e vaffanculo.
Gli dico che non ne potevo più e che ero sceso dall'auto e così aveva fatto il tizio.
Gli dico che a quel punto gli ho gridato che era un deficiente e che non si doveva azzardare a dirmi nulla.
Gli dico che egli prima mi manda a cagare e poi mi lancia uno schiaffo.
Gli dico che a quel punto dovevo ASSOLUTAMENTE difendermi perché altrimenti egli, non sapevo, mi avrebbe percosso fino, forse, a togliermi la vita.
Ecco, gli dico che mi sono dovuto difendere per non subire ulteriori percosse.
Gli dico che gli ho dato un colpo e che poi siamo finiti a terra e a quel punto, non so bene come, il braccio dell'aggressore si era piegato in una posa innaturale.

Ecco, gli dico questo...ma è una versione diversa da quella che raccontano alcuni testimoni.
Gli dicono che il tizio mi aveva dato uno schiaffo, neppure così forte poi.
Gli dicono che la mia azione sembrava scientifica e ben calibrata.
Gli dicono della gomitata, della presa ai fianchi e di come ho sventolato a terra il tizio.
Gli dicono dei pugni rifilati in volto e poi di come ho catturato il braccio del tizio a terra e di come, di conseguenza, l'ho piegato fino alla rottura.

Realizzo, quindi, che la versione dei testimoni suggerisce una sproporzione di azione tra me e il mio aggressore. A quel punto, ci sarebbe da ridefinire chi fosse stato l'aggressore.

Mi calmo...respiro meglio, le gambe si fanno più solide e comincio ad intravedere l'enorme cascata di conseguenze giuridiche che tale evento porterà nella mia quotidianetà...".

La scena non è così poi improbabile...anzi, son sicuro che in diverse occasioni avrebbe potuto evolversi in tal modo. Forse, l'esito non sarebbe così scontato. Forse ci saremmo trovati noi a terra. 

Ma non è questo il punto.
Il punto è: vediamo cosa dice la legge in merito.
Ecco alcuni interessanti e necessari link:


Dalla lettura e dall'analisi di questi interessanti ed esaustivi articoli si evince che comunque la mettiamo, comunque la metteranno, comunque la racconteremo dovremmo giustificare almeno i seguenti punti:
  1. abbiamo tentato in tutti i modi di evitare lo scontro, fuggendo o tentando di sottrarci al pericolo in qualsiasi modo?
  2. nell'impossibilità di fuggire, quali sono stati i motivi per cui abbiamo scelto di batterci (incolumità dei propri cari, dei bambini, di altre persone...)
  3. abbiamo reagito con forza proporzionata all'offesa subita?

Le risposte che daremo determineranno la nostra fedina penale, il nostro portafogli, la nostra integrità e salute mentale.
Il tutto, per aver ceduto alla vanità, alla paura e a quella voglia di mettere in pratica, in modo maldestro, ciò che maldestramente alleniamo in una palestra.

Dunque, quando praticate in palestra eseguendo una sequenza simile a questa:
  1. l'aggressore ci prende per il bavero;
  2. noi gli diamo prima un pugno sul naso (magari, rompendogli il setto nasale);
  3. poi gli applichiamo una chiave al polso (magari fratturandolo);
  4. poi lo portiamo a terra;
  5. poi gli mettiamo in leva il braccio finché l'aggressore desisterà nel divincolarsi (magari rompendogli l'arto).

sappiate che vi state "difendendo" in modo inappropriato, non corretto, esagerato.

E' una normale sequenza studiata in quasi la totalità dei corsi di arti marziali.
E' una"normale" sequenza che ci esporrà in modo totalmente errato nei confronti della legge....sapevatelo!